Discriminazione, Omofobia e Transfobia: quali strumenti giuridici per tutelarsi?

Cerchiamo di comprendere i concetti di discriminazione, omofobia e transfobia prima di capire quali strumenti giuridici ci sono in Italia a tutela delle vittime di questi reati.

Cos’è la discriminazione

La discriminazione consiste generalmente in una disparità di trattamento rispetto ai fondamentali principi di uguaglianza, perpetrata nei confronti di alcuni individui che vedono ridurre le proprie possibilità di partecipazione sociale, culturale, economica e politica a causa di caratteristiche non giustificabili, come età, colore della pelle, orientamento sessuale, sesso, identità di genere, età, credo religioso, disabilità, etc….
Essa trova la propria matrice in un atteggiamento sociale basato su credenze, concezioni stereotipiche, pregiudizi e modelli culturali che, in maniera ingiustificata, vanno ad incidere sulle opportunità di quegli individui o quei gruppi definiti in sociologia come “minoranze”.
Tali disparità di trattamento e comportamenti pregiudizievoli possono comportare l’esclusione di determinate categorie di individui.

Dobbiamo distinguere la Discriminazione diretta dalla Discriminazione indiretta così come definite dalle direttive europee n. 43/2000/CE e 78/2000/CE, recepite in Italia rispettivamente con i Decreti Legislativi n. 215/2003 e 216/2003.

  • La discriminazione diretta sussiste quando sulla base di determinate caratteristiche (quali ad esempio l’orientamento sessuale o l’identità di genere), e senza alcuna giustificazione, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra persona in una situazione analoga.
  • La discriminazione indiretta sussiste quando una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere in una posizione di particolare svantaggio le persone di un determinato “gruppo”.

Cosa sono omofobia e omonegatività

L’omofobia è un atteggiamento di disgusto, intolleranza, avversione e rabbia nei confronti di persone omosessuali e bisessuali (mentre nei confronti di persone transessuali e transgender parliamo di transfobia) basato su stereotipi e pregiudizi che confluiscono in comportamenti discriminatori che possono essere caratterizzati da chiusura, rifiuto o violenza.

L’omonegatività, è invece, un concetto più ampio dell’omofobia, che include anche componenti culturali e radici sociali dell’intolleranza, riferendosi all’intera gamma di sentimenti, atteggiamenti e comportamenti negativi verso l’omosessualità e le persone omosessuali.

All’origine di pregiudizio, discriminazione e odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere vi sono i concetti di omofobia e transfobia.

Le leggi italiane contro l’omofobia

Il Parlamento Europeo, nella Risoluzione del 18 gennaio 2006, definisce l’omofobia come “una paura e un’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, basata sul pregiudizio e analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo” e chiede a tutti i Paesi membri degli interventi urgenti.

L’Italia, pur prevedendo una legge che punisce espressamente tali crimini e discorsi d’odio, (la c.d. legge “Reale-Mancino”, ovvero la legge n.654 del 1975, come modificata dal decreto Mancino n.205 del 1993 – di conversione del D.L. 26 aprile 1993 n. 122 – e successiva legge n. 85 del 2006) ha adottato una formula che non include né esplicitamente né implicitamente la tutela delle persone.
Non esiste neppure alcuna specifica previsione di una aggravante per i reati commessi con movente omofobo.
Quindi, almeno ad oggi, in Italia le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender non godono di alcuna specifica protezione prevista dalla legge e, se vittime di violenza, il movente omofobo o transfobico che ha generato il reato non ha alcuna rilevanza giuridica.

Tuttavia, anche in assenza di un’apposita normativa che punisca con un reato specifico e/o con una “pena aggravata” i reati mossi da un movente omofobico o transfobico ogni persona che ha subito una violenza, una minaccia, un’aggressione o un reato di qualsiasi genere in ragione del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere potrà rivolgersi alle Autorità di Polizia, denunciare l’accaduto e vedere successivamente tutelati i propri diritti.

Reati tipici a sfondo omofobico o transfobico possono essere, ad esempio: percosse (art. 581 c.p.), lesioni personali (art. 582 c.p.) diffamazione (art. 595 c.p.), violenza sessuale (art. 609 e ss. c.p.), violenza privata (art. 610 c.p.), minaccia (art. 612 c.p.), atti persecutori (art. 612 bis c.p.), danneggiamento (art. 635 c.p.).